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IL PIOPPO NELLA NEVE da Bertolt Brecht

i Cantoria Sine Nomine cantano Brecht
testi di B. Brecht

musiche di H. Eisler, K. Weill e B. Brecht
arrangiamenti di Dario Tosolini e Roberto Di Marino
direzione: Carlo Andriollo
ideazione e regia: Elena Galvani e Jacopo Laurino

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i Cantoria Sine Nomine cantano Brecht
testi di B. Brecht

musiche di H. Eisler, K. Weill e B. Brecht
arrangiamenti di Dario Tosolini e Roberto Di Marino
alla fisarmonica: Tiziano Montibeller
al clarinetto: Lorenzo Laurino

al contrabbasso: Carlo Nerini
soprani: Chiara Andriollo, Chiara Bacco, Giuliana Buffa, Paola Lunelli, Lia Pisani, Michela Pizzolato, Monica Schmidt, Maria Elena Segnana
contralti: Layla Betti, Tiziana Coradello, Cristina Gilli, Lucia Osti, Elisabetta Pisani, Dania Tosi, Giovanna Zanetti
tenori: Giorgio Bragaglia, Valerio Monauni, Giovanni Olieni, Mauro Patton, Luigi Segnana, David Valandro
bassi: Maurizio Andriollo, Roberto Apolloni, Ervino Gonzo, Mauro Lorenzin, Daniele Stefani, Flavio Trentinaglia
costumi: Atelier Mi.Ro. - Cavareno (TN)
luci: William Trentini
in registrato

Teresita Fabris legge “Dell’infanticida Maria Farrar” di B. Brecht

Pietro Fedrizzi, Alessandro Larcher, Elena ed Enrico Mora leggono “Ai miei compatrioti” e “Preghiera dei bambini” di B. Brecht
direzione: Carlo Andriollo
ideazione e regia: Elena Galvani e Jacopo Laurino

Berlino. Inverno 1946. Nella città distrutta, tutti gli alberi sono stati abbattuti per ricavarne legna da ardere. Soltanto nella Karlsplatz un grande pioppo svetta sotto la neve. Commossi dalla sua bellezza i berlinesi lo hanno risparmiato. A primavera, l’albero potrà tornare a fiorire fra le macerie, simbolo della rinascita dell’umanità dopo i tempi bui della seconda guerra mondiale e del nazismo.

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Berlino. Inverno 1946. Nella città distrutta, tutti gli alberi sono stati abbattuti per ricavarne legna da ardere. Soltanto nella Karlsplatz un grande pioppo svetta sotto la neve. Commossi dalla sua bellezza i berlinesi lo hanno risparmiato. A primavera, l’albero potrà tornare a fiorire fra le macerie, simbolo della rinascita dell’umanità dopo i tempi bui della seconda guerra mondiale e del nazismo.
Il nostro spettacolo si conclude con questa favola, scritta da un poeta esule che ha “cambiato più spesso paese che scarpe” e la cui voce si è fatta roca nel grido continuo contro l’ingiustizia.
In occasione della Giornata della Memoria, Il pioppo nella neve vuole gettare uno sguardo diverso sul nazismo e la Shoah, focalizzando l’attenzione sulla società tedesca degli anni ’20 e ’30 che Bertolt Brecht ha saputo scandagliare in profondità, analizzandone miserie, debolezze e contraddizioni. È questa analisi impietosa il filo conduttore che unisce le canzoni e che, alla fine, ci dà l’idea di quell’humus in cui il nazismo è potuto nascere e crescere. È una società decadente, in cui tutto è monetizzato, anche l’amore, in cui la vita umana vale solo quanto si è disposti a pagarla.
Il percorso si snoda attraverso una molteplicità di temi, a cominciare dal terribile monito del cavallo fatto a pezzi in mezzo alla strada da gente divenuta bestiale, proseguendo con la follia della guerra, la crudeltà degli ipocriti e molto altro, per concludersi in modo circolare con quell’anelito di speranza nell’“intima bontà dell’uomo” in cui anche Anna Frank aveva creduto nonostante tutto.
Dal programma di sala 2009

Il pioppo nella neve - programma di sala 2009 - SCARICA

Il pioppo nella neve - locandina 2009 - SCARICA

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