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GIANNI SCHICCHI da Puccini-Forzano

2009/2010
GIANNI SCHICCHI. Dall’opera omonima di Giacomo Puccini e Giovacchino Forzano.
Spettacolo con i ragazzi dell’Istituto Comprensivo di Taio.

E' uno dei frutti della collaborazione con l'istituto Comprensivo di Taio, iniziata nel 2004 e ancora oggi attiva.

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La collaborazione tra Stradanova e l'Istituto Comprensivo di Taio è iniziata nel 2004 e si è rafforzata nel corso degli anni, dando vita ad una vera e propria realtà di produzione teatrale ormai stabile all'interno del mondo scolastico

Gli spettacoli prodotti con L'istituto Comprensivo di Taio
2014 - IL SEGRETO DEL BOSCO VECCHIO. Studio liberamente tratto dall'omonimo romanzo di Dino Buzzati e dall'omonimo film di Ermanno Olmi.
2012/2013 - IL PICCOLO RIVOLUZIONARIO - Tributo a Iqbal Masih.
2011 - L'AMORE DELLE TRE MELAGRANE. Da Italo Calvino, Carlo Gozzi e Sergej Prokofiev.
2011 - VORREI TANTO VORREI TUTTO. Storia di una bimba di nome Anne Frank.
2009/2010 - GIANNI SCHICCHI. Dall'opera di Giacomo Puccini e Giovacchino Forzano.
2006/2007 - COME LE PIANTE POSSONO FIORIRE SE CADE TANTA NEVE. Da Bertolt Brecht. Evento facente parte del Progetto Brecht.
2005 - L'AMORE DELLE TRE MELARANCE. Dall'opera omonima di Sergej Prokofiev.
2004 - L'ELISIR D'AMORE. Dall'opera omonima di Gaetano Donizetti.

Considerazioni di una Professoressa.
Riguardo a tutte queste esperienze si potrebbe parlare a lungo e raccontare difficoltà, soddisfazioni, fatiche e aneddoti simpatici, ma voglio invece soffermarmi ad analizzare le ricadute dell’attività teatrale sugli alunni. Dopo aver seguito per anni questo laboratorio con il supporto di esperti, posso affermare che l’esperienza teatrale lascia sicuramente un segno nei ragazzi. La lettura approfondita di un copione li abitua a cogliere le intenzioni dell’autore, i significati più profondi di molte espressioni, migliora le loro capacità di lettura e arricchisce il loro bagaglio lessicale. Il soffermarsi sul testo aiuta molto anche i ragazzi stranieri, che conoscono la lingua italiana in modo ancora incerto o parziale. Imparare un copione a memoria e soprattutto sapere quando è il momento di dire la propria battuta aiuta a trovare strategie personali per memorizzare e per mantenere la concentrazione, abilità indispensabili per uno studente, ma che alcuni ragazzi riescono a sviluppare più in questo laboratorio che nel loro lavoro scolastico. Recitare insieme, inoltre, sviluppa anche uno spirito di gruppo e un senso di responsabilità verso un’attività comune, dove ognuno è un elemento indispensabile per il buon esito del lavoro. Infine, siccome recitare davanti a tante persone mette a quasi tutti molta paura, riuscire ad affrontare un pubblico aiuta a controllare le proprie emozioni e l’acquisizione di tutte queste abilità aumenta la propria autostima e molti ragazzi diventano più sicuri. Un successo sul palcoscenico può incoraggiare soprattutto chi non è abituato a successi sui banchi di scuola e può aiutarlo a capire che dietro ogni vittoria c’è sempre una fatica.
La responsabile del Laboratorio di Teatro, Nadia Emer.

Con i ragazzi del laboratorio di teatro diretto dalle professoresse Nadia Emer e del laboratorio di coro diretto dal professor Giorgio Larcher.
Scenografie e regia di Elena Galvani e Jacopo Laurino.

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GIANNI SCHICCHI
Adattamento teatrale dell’opera omonima di Giacomo Puccini e Giovacchino Forzano.

CREDITI EDIZIONE 2010

Con i ragazzi del laboratorio di teatro seguito dalla Professoressa Nadia Emer e i ragazzi del laboratorio di coro seguito dal Professor Giorgo Larcher.

Personaggi e interpreti:
Gianni Schicchi: Sergio Patterson
Lauretta, sua figlia: Claudia Timis
Zita, cugina di Buoso: Miriana Battaini
Rinuccio, nipote di Zita: Badr Amine
Gherardo, nipote di Buoso: Samuel Negri
Nella, sua moglie: Any Timis
Gherardino, loro figlio: Francesco Bellucci
Betto di Signa, cognato di Buoso: Mostafa Hafidi
Simone, cugino di Buoso: Enrico Magnani
Marco, suo figlio: Kevin Chini
La Ciesca, moglie di Marco: Anna Uez
Maestro Spinelloccio, medico: Diego Chilovi
Ser Amantio di Nicolai, notaio: Diego Chilovi
Pinellino, calzolaio: Nicholas Chini
Guccio, tintore: Francesco Bellucci

Al pianoforte: Marco Longo

Costumi: Atelier Mi.Ro – Cavareno (TN)
Luci: Gianni Stievano
Arrangiamenti per coro di voci bianche: Marco Longo

Direzione: Giorgio Larcher

Scenografia e regia: Elena Galvani e Jacopo Laurino

Un ringraziamento particolare a Nicoletta Zadra e Mimmi Vinotti il cui prezioso aiuto ha reso possibile la realizzazione dello spettacolo.

Fin dalla prima scena il mondo aristocratico ci appare chiuso, livido e soprattutto decadente: il suo più insigne rappresentante è, guarda caso, proprio un morto, presente in modo macabro fin dall’inizio sulla scena. Un mondo giunto al suo crepuscolo, in cui i parenti del defunto si aggirano come avvoltoi attorno al cadavere pronti a contendersi il testamento.

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Note di regia di Elena Galvani e Jacopo Laurino

In questa nostra rappresentazione della celebre opera di Puccini e Forzano, il libretto viene interamente recitato, anziché cantato. Solo qua e là, avvalendoci del bel coro del professor Giorgio Larcher, abbiamo inserito alcune arie significative. Tra queste, quella che più di tutte ci ha colpito è “Firenze è come un albero fiorito”, vero e proprio inno alla fiducia nel nuovo, visto non come una minaccia, ma come fonte di forze vitali e creative. Questa è l’aria di Rinuccio, il giovane rampollo della ricca famiglia Donati, innamorato di Lauretta, figlia di Gianni Schicchi. Come Romeo e Giulietta non possono coronare il loro sogno d’amore: a impedire la loro felicità non è però una terribile faida tra le rispettive famiglie, bensì, molto più prosaicamente, il fatto che Lauretta è figlia di uno “sceso a Firenze dal contado”, che non può darle né nobili natali, né una ghiotta dote. Le sole ricchezze di Gianni Schicchi sono la sua intelligenza straordinaria e l’intraprendenza, che ne fanno un esempio di quella classe borghese che proprio allora cominciava a svilupparsi. E’ questa “gente nova” che porta a Firenze idee nuove e insieme, nuovi ideali che sanno, seppur vagamente, di giustizia sociale e di democrazia.
Fin dalla prima scena il mondo aristocratico ci appare chiuso, livido e soprattutto decadente: il suo più insigne rappresentante è, guarda caso, proprio un morto, presente in modo macabro fin dall’inizio sulla scena. Un mondo giunto al suo crepuscolo, in cui i parenti del defunto si aggirano come avvoltoi attorno al cadavere pronti a contendersi il testamento. Salvo poi scoprire che il ricco Buoso ha lasciato tutto ai frati, dipinti anch’essi non come guide spirituali, ma come avidi venditori d’indulgenze, intenti solo ad ingrassarsi.
In questo clima grottesco spiccano, luminose, l’innocenza e la freschezza dei due teneri innamorati. Sarà proprio per loro due, e per un futuro più giusto, che Gianni Schicchi si sacrificherà, condannandosi all’Inferno. Del resto, da vero uomo di mondo, da uomo artefice della propria fortuna, pienamente responsabile delle proprie azioni, il “nostro” sa bene che “a questo mondo una cosa si perde, una cosa si trova…”

Dal programma di sala 2010 di "Gianni Schicchi".

Gianni Schicchi - foglio di sala 2010 - SCARICA

2009/2010 GIANNI SCHICCHI. Dall’opera omonima di Giacomo Puccini e Giovacchino Forzano. Spettacolo con i ragazzi dell’Istituto Comprensivo di Taio. E' uno dei frutti della collaborazione con l'istituto Comprensivo di Taio, iniziata nel 2004 e ancora oggi attiva. CREDITI EDIZIONE 2010. Con i ragazzi del laboratorio di teatro seguito dalla Professoressa Nadia Emer e i ragazzi del laboratorio di coro seguito dal Professor Giorgo Larcher. Personaggi e interpreti: Gianni Schicchi: Sergio Patterson. Lauretta, sua figlia: Claudia Timis. Zita, cugina di Buoso: Miriana Battaini. Rinuccio, nipote di Zita: Badr Amine. Gherardo, nipote di Buoso: Samuel Negri. Nella, sua moglie: Any Timis. Gherardino, loro figlio: Francesco Bellucci. Betto di Signa, cognato di Buoso: Mostafa Hafidi. Simone, cugino di Buoso: Enrico Magnani. Marco, suo figlio: Kevin Chini. La Ciesca, moglie di Marco: Anna Uez. Maestro Spinelloccio, medico: Diego Chilovi. Ser Amantio di Nicolai, notaio: Diego Chilovi. Pinellino, calzolaio: Nicholas Chini. Guccio, tintore: Francesco Bellucci. Al pianoforte: Marco Longo. Costumi: Atelier Mi.Ro – Cavareno (TN). Luci: Gianni Stievano. Arrangiamenti per coro di voci bianche: Marco Longo. Direzione: Giorgio Larcher. Scenografia e regia: Elena Galvani e Jacopo Laurino. Un ringraziamento particolare a Nicoletta Zadra e Mimmi Vinotti il cui prezioso aiuto ha reso possibile la realizzazione dello spettacolo. Note di regia di Elena Galvani e Jacopo Laurino. In questa nostra rappresentazione della celebre opera di Puccini e Forzano, il libretto viene interamente recitato, anziché cantato. Solo qua e là, avvalendoci del bel coro del professor Giorgio Larcher, abbiamo inserito alcune arie significative. Tra queste, quella che più di tutte ci ha colpito è “Firenze è come un albero fiorito”, vero e proprio inno alla fiducia nel nuovo, visto non come una minaccia, ma come fonte di forze vitali e creative. Questa è l’aria di Rinuccio, il giovane rampollo della ricca famiglia Donati, innamorato di Lauretta, figlia di Gianni Schicchi. Come Romeo e Giulietta non possono coronare il loro sogno d’amore: a impedire la loro felicità non è però una terribile faida tra le rispettive famiglie, bensì, molto più prosaicamente, il fatto che Lauretta è figlia di uno “sceso a Firenze dal contado”, che non può darle né nobili natali, né una ghiotta dote. Le sole ricchezze di Gianni Schicchi sono la sua intelligenza straordinaria e l’intraprendenza, che ne fanno un esempio di quella classe borghese che proprio allora cominciava a svilupparsi. E’ questa “gente nova” che porta a Firenze idee nuove e insieme, nuovi ideali che sanno, seppur vagamente, di giustizia sociale e di democrazia. Fin dalla prima scena il mondo aristocratico ci appare chiuso, livido e soprattutto decadente: il suo più insigne rappresentante è, guarda caso, proprio un morto, presente in modo macabro fin dall’inizio sulla scena. Un mondo giunto al suo crepuscolo, in cui i parenti del defunto si aggirano come avvoltoi attorno al cadavere pronti a contendersi il testamento. Salvo poi scoprire che il ricco Buoso ha lasciato tutto ai frati, dipinti anch’essi non come guide spirituali, ma come avidi venditori d’indulgenze, intenti solo ad ingrassarsi. In questo clima grottesco spiccano, luminose, l’innocenza e la freschezza dei due teneri innamorati. Sarà proprio per loro due, e per un futuro più giusto, che Gianni Schicchi si sacrificherà, condannandosi all’Inferno. Del resto, da vero uomo di mondo, da uomo artefice della propria fortuna, pienamente responsabile delle proprie azioni, il “nostro” sa bene che “a questo mondo una cosa si perde, una cosa si trova…” Dal programma di sala 2010 di "Gianni Schicchi". La collaborazione tra Stradanova e l'Istituto Comprensivo di Taio è iniziata nel 2004 e si è rafforzata nel corso degli anni, dando vita ad una vera e propria realtà di produzione teatrale ormai stabile all'interno del mondo scolastico. Gli spettacoli prodotti con L'istituto Comprensivo di Taio: 2014 - IL SEGRETO DEL BOSCO VECCHIO. Studio liberamente tratto dall'omonimo romanzo di Dino Buzzati e dall'omonimo film di Ermanno Olmi. 2012/2013 - IL PICCOLO RIVOLUZIONARIO - Tributo a Iqbal Masih. 2011 - L'AMORE DELLE TRE MELAGRANE. Da Italo Calvino, Carlo Gozzi e Sergej Prokofiev. 2011 - VORREI TANTO VORREI TUTTO. Storia di una bimba di nome Anne Frank. 2009/2010 - GIANNI SCHICCHI. Dall'opera di Giacomo Puccini e Giovacchino Forzano. 2006/2007 - COME LE PIANTE POSSONO FIORIRE SE CADE TANTA NEVE. Da Bertolt Brecht. Evento facente parte del Progetto Brecht. 2005 - L'AMORE DELLE TRE MELARANCE. Dall'opera omonima di Sergej Prokofiev. 2004 - L'ELISIR D'AMORE. Dall'opera omonima di Gaetano Donizetti. Considerazioni di una Professoressa. Riguardo a tutte queste esperienze si potrebbe parlare a lungo e raccontare difficoltà, soddisfazioni, fatiche e aneddoti simpatici, ma voglio invece soffermarmi ad analizzare le ricadute dell’attività teatrale sugli alunni. Dopo aver seguito per anni questo laboratorio con il supporto di esperti, posso affermare che l’esperienza teatrale lascia sicuramente un segno nei ragazzi. La lettura approfondita di un copione li abitua a cogliere le intenzioni dell’autore, i significati più profondi di molte espressioni, migliora le loro capacità di lettura e arricchisce il loro bagaglio lessicale. Il soffermarsi sul testo aiuta molto anche i ragazzi stranieri, che conoscono la lingua italiana in modo ancora incerto o parziale. Imparare un copione a memoria e soprattutto sapere quando è il momento di dire la propria battuta aiuta a trovare strategie personali per memorizzare e per mantenere la concentrazione, abilità indispensabili per uno studente, ma che alcuni ragazzi riescono a sviluppare più in questo laboratorio che nel loro lavoro scolastico. Recitare insieme, inoltre, sviluppa anche uno spirito di gruppo e un senso di responsabilità verso un’attività comune, dove ognuno è un elemento indispensabile per il buon esito del lavoro. Infine, siccome recitare davanti a tante persone mette a quasi tutti molta paura, riuscire ad affrontare un pubblico aiuta a controllare le proprie emozioni e l’acquisizione di tutte queste abilità aumenta la propria autostima e molti ragazzi diventano più sicuri. Un successo sul palcoscenico può incoraggiare soprattutto chi non è abituato a successi sui banchi di scuola e può aiutarlo a capire che dietro ogni vittoria c’è sempre una fatica.
La responsabile del Laboratorio di Teatro, Nadia Emer.