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DANTE NOSTRO CONTEMPORANEOdall'Inferno

2004/2006
Col debutto di BARATTI E SIMILE LORDURA, la sera del 30 luglio 2004 a Castel Thun (TN), nasce Stradanova.

Il lavoro su Dante ne caratterizza i primi anni di attività, con la produzione di un secondo spettacolo sull'Inferno, IL DISIATO RISO, che completa il dittico DANTE NOSTRO CONTEMPORANEO: un confronto con la società dell'epoca dantesca per riflettere sulle problematiche civili, politiche e morali dell'uomo contemporaneo.

BARATTI E SIMILE LORDURA.
Come per denaro il no diventa sì. Dalla V bolgia alla Firenze di fine ‘200.
Dai canti XXI e XXII dell'Inferno.
Di Elena Galvani, Jacopo Laurino e Simone Repetto.

Vincitore dell’edizione 2003-2005 della Borsa di Lavoro “Alfonso Marietti” indetta dall’Accademia dei Filodrammatici di Milano.

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BARATTI E SIMILE LORDURA.
Come per denaro il no diventa sì. Dalla V bolgia alla Firenze di fine ‘200.
Dai canti XXI e XXII dell.Inferno.

Di Elena Galvani, Jacopo Laurino e Simone Repetto.

CREDITI LUGLIO 2004

Con
Elena Galvani, Jacopo Laurino, Simone Repetto e Matteo Carassini.

Voce in registrato: Nonno Tonino.
Alla chitarra: Lorenzo Laurino.
Al violino: Jacopo Laurino.

Tecnici delle luci e del suono: Hans Peter Gottardi, eugenio Magnani, Celestino Zadra.

Con la collaborazione di Romeo Liccardo per le scenografie e i costumi.

Dal programma di sala 2004 di “Baratti e simile lordura”.
“Politica significa amministrare il potere nell’interesse della comunità.
Baratteria significa sfruttare il potere per i propri interessi personali.
Nel corso di tutta la Commedia i politici corrotti suscitano il profondo disprezzo del Poeta.
Nella V Bolgia dell’Inferno i barattieri sono condannati a restare immersi nella pece bollente per l’eternità.
L’invettiva di Dante è quella di un uomo che ha un sentimento alto della politica. È l’invettiva di un cittadino che è fiero della propria origine comunale, che crede nelle Istituzioni e che deve manifestare con forza la sua condanna contro chi ha infangato la sua città, vituperando le leggi e mercanteggiando le cariche pubbliche.
Dai suoi versi vogliamo prendere le mosse per parlare di baratteria. E vogliamo farlo raccontando alcuni emblematici episodi di corruzione della sua Firenze. Documenti e cronache dell’epoca ci aiuteranno a conoscere quella che Dante considerava la più grave piaga del Comune Medievale.
È diffuso il pregiudizio per cui la politica è corruzione. È un pregiudizio comodo, che giustifica un atteggiamento passivo nei confronti delle Istituzioni.
L’insegnamento di Dante è quello di una collaborazione attiva di tutti i cittadini affinché si instauri la consuetudine ad una politica nobile.”

IL DISIATO RISO
Il dramma di Dante nel II cerchio dell’Inferno.
Dal canto V dell’Inferno.
Di Elena Galvani e Jacopo Laurino.

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IL DISIATO RISO
Il dramma di Dante nel II cerchio dell’Inferno.
Dal canto V dell’Inferno.
Di Elena Galvani e Jacopo Laurino.

CREDITI 2006

con Matteo Carassini, Elena Galvani, Jacopo Laurino, Ilaria Salonna.
Scene e costumi di Romeo Liccardo.

Dal programma di sala 2006 del “Disiato riso”.

Come in un’allegoria medievale, due figure s’incontrano.
Da una parte il poeta di un mondo in rovina, immerso nella vita, nelle contraddizioni e nelle lacerazioni della realtà. Dall’altra un’entità astratta, appartenente ad un mondo immutabile e perfetto, dove per ogni problema c’è una soluzione logica e sicura.
In cambio della sottomissione alla sua regola, la misteriosa figura promette al poeta la riaffermazione della giustizia nel mondo.
Ma tutta la realtà va sottoposta al vaglio del giudizio, tutti i peccati umani devono essere portati in tribunale e i primi casi presi in considerazione sono quelli di lussuria.
La figura misteriosa fa scorrere davanti al poeta le vite delle donne antiche e’ cavalieri: Elena e Paride, Semiramide, Cleopatra, Tristano, Didone. Tutti trascinati alla morte dalla passione amorosa, forza disgregante e distruttrice dell’ordine sociale.
Il personaggio senza nome è assolutamente sordo al dramma degli imputati e la sua condanna è implacabile: si sono lasciati travolgere dalla passione e saranno travolti dalla bufera infernale per l’eternità.
Ma il poeta è un essere umano, partecipa intensamente alle loro storie e si rende conto della complessità delle forze che investono l’uomo.
Forse per un attimo la sua volontà di certezza è insidiata dal dubbio.
È davvero possibile controllare ogni aspetto della realtà? Può la tragedia umana essere giudicata con tanta serenità?
D’altra parte la sentenza ferma e impietosa è condizione necessaria per ristabilire l’ordine. In nome della sua missione il poeta firma la condanna. Ma quella ferma sentenza non porta la serenità sperata. Carico d’angoscia il poeta parla a Francesca e l’accorato racconto di quell’amore potente e fatale lo fa cadere, come corpo morto cade.

Bartti e simile lordura - primo programma di sala, 30 luglio 2004 - SCARICA

Bartti e simile lordura - programma di sala - SCARICA

Dante Nostro Contemporaneo - pieghevole 2006 - SCARICA

DANTESLOW THEATRE

Ora, dopo dieci anni, è ripartito il viaggio dantesco di Stradanova con nuovi compagni di viaggio, i giovani attori del cast di "Sacrificio".

E' in corso il percorso di studio e preparazione de "Il folle volo" che debutterà nei primi mesi del 2015.

Col debutto di BARATTI E SIMILE LORDURA, la sera del 30 luglio 2004 a Castel Thun (TN), nasce Stradanova. Il lavoro su Dante ne caratterizza i primi anni di attività, con la produzione di un secondo spettacolo sull'Inferno, IL DISIATO RISO, che completa il dittico DANTE NOSTRO CONTEMPORANEO: un confronto con la società dell'epoca dantesca per riflettere sulle problematiche civili, politiche e morali dell'uomo contemporaneo. BARATTI E SIMILE LORDURA. Come per denaro il no diventa sì. Dalla V bolgia alla Firenze di fine ‘200. Dai canti XXI e XXII dell.Inferno. Di Elena Galvani, Jacopo Laurino e Simone Repetto. CREDITI LUGLIO 2004. Con Elena Galvani, Jacopo Laurino, Simone Repetto e Matteo Carassini. Voce in registrato: Nonno Tonino. Alla chitarra: Lorenzo Laurino. Al violino: Jacopo Laurino. Tecnici delle luci e del suono: Hans Peter Gottardi, eugenio Magnani, Celestino Zadra. Con la collaborazione di Romeo Liccardo per le scenografie e i costumi. Dal programma di sala 2004 di “Baratti e simile lordura”. “Politica significa amministrare il potere nell’interesse della comunità. Baratteria significa sfruttare il potere per i propri interessi personali. Nel corso di tutta la Commedia i politici corrotti suscitano il profondo disprezzo del Poeta. Nella V Bolgia dell’Inferno i barattieri sono condannati a restare immersi nella pece bollente per l’eternità. L’invettiva di Dante è quella di un uomo che ha un sentimento alto della politica. È l’invettiva di un cittadino che è fiero della propria origine comunale, che crede nelle Istituzioni e che deve manifestare con forza la sua condanna contro chi ha infangato la sua città, vituperando le leggi e mercanteggiando le cariche pubbliche. Dai suoi versi vogliamo prendere le mosse per parlare di baratteria. E vogliamo farlo raccontando alcuni emblematici episodi di corruzione della sua Firenze. Documenti e cronache dell’epoca ci aiuteranno a conoscere quella che Dante considerava la più grave piaga del Comune Medievale. È diffuso il pregiudizio per cui la politica è corruzione. È un pregiudizio comodo, che giustifica un atteggiamento passivo nei confronti delle Istituzioni. L’insegnamento di Dante è quello di una collaborazione attiva di tutti i cittadini affinché si instauri la consuetudine ad una politica nobile.” IL DISIATO RISO. Il dramma di Dante nel II cerchio dell’Inferno. Dal canto V dell’Inferno. Di Elena Galvani e Jacopo Laurino. CREDITI 2006. con Matteo Carassini, Elena Galvani, Jacopo Laurino, Ilaria Salonna. Scene e costumi di Romeo Liccardo. Dal programma di sala 2006 del “Disiato riso”. Come in un’allegoria medievale, due figure s’incontrano. Da una parte il poeta di un mondo in rovina, immerso nella vita, nelle contraddizioni e nelle lacerazioni della realtà. Dall’altra un’entità astratta, appartenente ad un mondo immutabile e perfetto, dove per ogni problema c’è una soluzione logica e sicura. In cambio della sottomissione alla sua regola, la misteriosa figura promette al poeta la riaffermazione della giustizia nel mondo. Ma tutta la realtà va sottoposta al vaglio del giudizio, tutti i peccati umani devono essere portati in tribunale e i primi casi presi in considerazione sono quelli di lussuria. La figura misteriosa fa scorrere davanti al poeta le vite delle donne antiche e’ cavalieri: Elena e Paride, Semiramide, Cleopatra, Tristano, Didone. Tutti trascinati alla morte dalla passione amorosa, forza disgregante e distruttrice dell’ordine sociale. Il personaggio senza nome è assolutamente sordo al dramma degli imputati e la sua condanna è implacabile: si sono lasciati travolgere dalla passione e saranno travolti dalla bufera infernale per l’eternità. Ma il poeta è un essere umano, partecipa intensamente alle loro storie e si rende conto della complessità delle forze che investono l’uomo. Forse per un attimo la sua volontà di certezza è insidiata dal dubbio. È davvero possibile controllare ogni aspetto della realtà? Può la tragedia umana essere giudicata con tanta serenità? D’altra parte la sentenza ferma e impietosa è condizione necessaria per ristabilire l’ordine. In nome della sua missione il poeta firma la condanna. Ma quella ferma sentenza non porta la serenità sperata. Carico d’angoscia il poeta parla a Francesca e l’accorato racconto di quell’amore potente e fatale lo fa cadere, come corpo morto cade.